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mercoledì 10 aprile 2013

dal web: Assenza dal lavoro per malattia: giro di vite dell’Inps

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Sforbiciate e tagli ovunque: in tempi di spending review persino la malattia e i giorni di mutua diventano materia di austerity: una recente circolare dell’INPS dice che i permessi vanno ridotti del 3% rispetto al 2012. Proprio in questo 2013, in cui l’inverno protende le sue gelide mani sulla primavera, con temperature davvero inusuali per la stagione.
Giro di vite alle visite fiscali che dovranno essere più serrate e pizzicare maggiormente i “furbetti della mutua” . Il documento emanato lo scorso 16 gennaio riguarda la programmazione e il budget delle strutture territoriali 2013 e fissa una lista di obiettivi fra cui il “miglioramento dell’economicità delle visite di controllo” che, più prosaicamente, significa recuperare il 3% degli importi riducendo i giorni di prognosi . Insomma meno giorni di malattia per tutti, questo il nuovo corso dell’Inps.
Le visite fiscali servono a controllare che il medico di famiglia non abbia redatto un certificato troppo generoso o che lo abbia addirittura falsificato. Inoltre, gli ispettori devono verificare che l’ammalato sia effettivamente a casa e non utilizzi i giorni di mutua per svolgere attività extra-domestiche o addirittura per prendersi una piccola vacanza.
Quando un dipendente si ammala i primi tre giorni di malattia sono a carico del datore di lavoro, mentre dal quarto in giorno in poi è l’Inps a versare stipendi e contributi. Ecco perché limitare i giorni di malattia, anche solo del 3%, sarebbe un importante risparmio per l’Inps su una voce di spesa che vale 2 miliardi di euro l’anno, più o meno la metà della cifra sborsata dagli italiani per l’Imu sulla prima casa.
Se è sacrosanto voler limare quella che è, a tutti gli effetti, una forma di evasione che “premia” i furbetti facendo pagare la collettività, ciò che lascia perplessi è il 3%. Come si fa a stabilire una percentuale prima che vengano effettuate le opportune verifiche? I finti malati potrebbero essere meno o di più e questo 3% ha fatto sollevare qualche mugugno: “Così l'Inps dice che il 3% dei certificati firmati dai medici di famiglia è falso – ha dichiarato al Corriere della Sera Carlo Rossi , presidente dell’Ordine dei medici di Milano -. Hanno messo la malattia delle persone alla voce costi, come la carta per le stampanti e i toner”.
Ciò che i medici rivendicano è la libertà di poter sottoscrivere prognosi che - nell’ambito dei confini del loro codice deontologico - non siano condizionate da logiche di carattere economicistico. Già perché proprio come per il fenomeno della evasione fiscale (si paga di più perché molti non pagano), anche questo tipo di “evasione” rischia di far pagare chi ammalato lo è veramente e di essere un’ingiustizia nei confronti di chi in mutua ci va solo quando è veramente ammalato.   All’Inps gettano acqua sul fuoco spiegando che il 3% è “una tendenza attesa che deriva dall’andamento degli ultimi anni”. Ma attenzione agli effetti collaterali dei tagli perché la rivista The Lancet ha pubblicato di recente una ricerca in cui si evidenzia come le spending review e le sforbiciate al welfare abbiano effetti collaterali estremamente pericolosi a livello sociale. In Grecia, Portogallo, Spagna e Islanda ai tentativi di mettere a posto le finanze pubbliche è corrisposto l’aumento dei tassi di suicidio, alcolismo, depressione e malattia mentale.
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